Al di là della divisa: la "famiglia militare"

03.12.2017

"I loro occhi sono davvero diversi. C'è la paura della morte, sì, ma al di là di essa, esiste l'idea del sacrificio. Le loro vite hanno un senso perché stanno per offrirle per una causa." 

"Parli dei soldati?" 

"Sì, parlo dei soldati."

-P. Coelho


Esiste un altro aspetto della divisa di cui non si sente parlare: è la "famiglia militare" in cui uno dei due coniugi (o entrambi) ha dato la propria disponibilità per le missioni di pace in zone più o meno tranquille, fuori dall'Italia.

Si stima che, dal 2001, milioni di bambini nel mondo hanno avuto almeno un genitore impegnato in una missione di pace e che, molti di essi, hanno perso un genitore in queste circostanze. Secondo ricerche pubblicate, i figli di militari in missione devono affrontare quotidianamente delle sfide che i figli di famiglie civili non devono affrontare; in particolare, questi bambini spesso subiscono un forte stress non solo prima e durante la missione ma anche al rientro del genitore dalla missione: senza un supporto psicologico adeguato, i bambini del personale militare possono essere significativamente svantaggiati rispetto ai loro coetanei in famiglie non militari.

Durante la missione del genitore militare, bambini e adolescenti potrebbero mostrare cambiamenti significativi sia sul piano psicologico che sociale. I sintomi possono variare in base all'età; i più piccoli, ad esempio, possono avere difficoltà a relazionarsi con i coetanei mentre, i più grandi, possono mostrare un calo del rendimento scolastico, depressione, disturbi d'ansia e irritabilità. Alcuni di loro, con il tempo, potrebbero rifiutarsi di parlare con il genitore in missione: avvolti in una sensazione di abbandono, decidono di non parlare per mettere a tacere il problema.

La paura della morte del proprio caro, può portare la famiglia a chiudersi in se stessa, a non esternalizzare pensieri ed emozioni.

Le missioni di pace all'estero provocano gravi scompensi nei figli di quanti partono per il rischio, non detto ma percepito, di una possibile morte

G. Vizziello

A tal proposito, appare invece fondamentale la condivisione delle emozioni, anche di quelle negative: condividere le esperienze emozionali negative non solo permette di attribuire un significato a ciò che si prova ma aiuta anche a ridurre e a superare la sofferenza emotiva.

Non sono solo i figli di un militare ad accusare il "colpo" : anche il coniuge può vivere la missione come un evento stressante e traumatico. Sintomi come l'apatia, i disturbi del sonno, la depressione, i problemi di gestione della rabbia non sono tipici solo del bambino o del militare al rientro della missione ma possono essere anche quelli del coniuge rimasto a casa.

Al fine di ridurre l'isolamento,di favorire l'aggregazione e il dialogo, appare importante, per queste famiglie, un sostegno da parte di figure esperte e competenti. Lo psicologo, in particolare, può offrire un sostegno alle famiglie durante il periodo di incarico favorendo serenità e benessere psicologico.